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Conoscere alcune tecniche di problem solving può dare un valido supporto a imprese e professionisti, fornendo spunti e soluzioni alternative alle sfide quotidiane.

Tra le competenze trasversali richieste in ambito lavorativo, il problem solving ricopre sicuramente un posto molto importante, a prescindere dal ruolo aziendale, poiché implica il sapersi adattare alle diverse situazioni che caratterizzano il complesso mercato di oggi.

In linea generale, consiste nella capacità di trovare una soluzione a qualsiasi tipo di problema, che non possa essere ottenuta né dall’applicazione di procedure già note né con la modalità istintiva e intuitiva.

Il problem solving aziendale può interessare, quindi, tutti gli ambiti: marketing, vendite, amministrazione, finanza, comunicazione (interna e d esterna), risorse umane, logistica, ricerca e sviluppo, produzione.

In modo più o meno consapevole, tutte le persone applicano metodi di problem solving, ma in ambito professionale è ancor più necessario per ottenere risultati e mantenere un proficuo rendimento: ecco alcune tra le tecniche più riconosciute per efficacia e versatilità.

 

Le fasi del problem solving

 

Per allenare l’attitudine al problem solving è utile identificare il processo che porta dal problema alla soluzione concreta da adottare.

Gli studi più recenti riconoscono le fasi del problem solving come un ciclo costituito da sette passaggi:

1. identificazione del problema;
2. definizione e rappresentazione del problema;
3. formulazione di una strategia per la soluzione;
4. organizzazione delle informazioni;
5. assegnazione delle risorse;
6. controllo del processo di soluzione;
7. valutazione dell’efficacia della soluzione stessa.

Oltre a creare un metodo, la suddivisione del processo richiama in gioco le competenze metacognitive, ovvero l’abilità a prendere consapevolezza dei vari aspetti del lavoro mentale, analizzando e valutando la propria attività cognitiva.

 

Tecniche di problem solving: brainstorming

 

Il brainstorming è una tra le tecniche di problem solving più usate nei gruppi di lavoro, e serve a far emergere un gran numero di possibili alternative per la soluzione di un problema.

Attraverso l’associazione di idee, la persona elabora quante più varianti possibili, che vengono dapprima registrate e poi discusse all’interno del gruppo, favorendo una selezione qualitativa delle idee.

Il termine è stato coniato dal pubblicitario Alex F. Osborn, prolifico sostenitore del pensiero creativo, che nel suo libro How to think up (1942) ha presentato questa tecnica completa delle 4 regole principali:

1. nessuna critica alle idee degli altri;
2. libertà a tutti i capovolgimenti di idea;
3. spazio a grandi quantità di idee prima di tutto;
4. lavoro di perfezionamento su ogni idea.

 

Tecniche di problem solving: mappe mentali

 

Le mappe mentali sono un ottimo strumento per mettere ordine alle idee, disporle per iscritto con un sistema di collegamenti logici e connessioni di priorità, o anche solo per segnare su carta i risultati del brainstorming.

Questa forma di rappresentazione grafica del pensiero, teorizzata dal cognitivista inglese Tony Buzan, risulta adatta a:

1. prendere decisioni idonee al contesto;
2. tenere sotto controllo la gestione di progetti e commesse;
3. organizzare processi di formazione e diffusione delle conoscenze aziendali.

La struttura si sviluppa intorno a un argomento (domanda o problema) scritto nel centro del foglio, dal quale partono ramificazioni collegate a concetti o risposte secondo relazioni associative e gerarchiche: vengono a crearsi elementi di primo, secondo, terzo livello e così via, in una disposizione a raggiera incrementabile e non assoluta.

Una mappa mentale può comprendere, inoltre, fattori che migliorano la consultazione e l’elaborazione delle idee:

  • colori delle ramificazioni che identificano sezioni o livelli di importanza;
  • immagini che richiamano la creatività e l’interpretazione personale.
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Problem solving: tecniche e consigli efficaci

 

Tecniche di problem solving: 6 cappelli per pensare

 

Lo psicologo maltese Edward De Bono ha dedicato la sua vita accademica al pensiero laterale, quale fonte alternativa per la risoluzione di un problema logico.

Questa tecnica prevede l’osservazione del problema da diverse angolazioni, soprattutto dal punto di vista creativo, diversamente dal pensiero verticale, che segue un percorso di rigore logico e razionale.

In 6 cappelli per pensare, De Bono presenta una delle tecniche di problem solving più famose al mondo, funzionale sia a livello individuale che in gruppo. Consiste nello sforzarsi a osservare un problema indossando uno dei sei cappelli colorati da lui descritti, ciascuno con un diverso focus sull’argomento:

1. bianco: focus sui dati espliciti che riguardano il problema;
2. rosso: emozioni suscitate dal problema;
3. nero: è lo sguardo pessimista, concentrato sugli aspetti negativi della situazione;
4. giallo: sguardo ottimista;
5. verde: è il cappello della creatività, totalmente libera da vincoli;
6. blu: è il cappello del moderatore, che analizza, sintetizza e cerca congruenze e incongruenze tra gli altri cappelli.

In concreto, queste tecniche di problem solving tracciano un riferimento per affrontare e analizzare qualunque evento o condizione, aiutando a ridurre lo stress e, soprattutto, migliorando l’approccio a risolvere le difficoltà che si incontrano via via sul percorso lavorativo, per la realizzazione dei propri obiettivi aziendali.

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scritto da

Alessandro Lerin

Blogger e copywriter, trasformo in concetti concreti ciò che interessa agli utenti. Supporto inoltre piccole e medie imprese che vogliono mettere in evidenza i propri punti di forza.

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